L' obiettivo
Sono un appassionato di mercati finanziari con oltre sette anni di attivo nel mondo della finanza operativa strategica. Nelle mie esperienze passate e quotidiane ho potuto constatare la mancanza di un vera e propria guida che permetta di raggiungere in modo diretto obiettivi di crescita costante . Lo scopo del mio lavoro è offrire attraverso il sito internet informazioni utili per gli amanti dei Futures, Valute, del mondo finanziario in genere . La creazione di questo nuovo tipo di "Concezione di Informazione Finanziaria Alternativa" è nata sopratutto per distinguermi dalla massa; oggi in Italia esistono tantissimi Analisti, corsi di finanza, libri di trading, traders "teorici", ma purtroppo non ho mai avuto modo di conoscere, leggere o incontrare qualcuno che proponesse un modo chiaro, semplice,diretto per intraprendere professionalmente ed autonomamente questa attività. Sviluppo"trading system" basati da un approccio sui mercati diretto che spesso viene definito inusuale o "alternativo" il frutto del mio lavoro è è basato su un tipo di operatività che nulla ha in comune con l'analisi tecnica convenzionale e ciò che né deriva.
Il mio "modus operandi" è offrire una informazione chiara, pratica, efficiente offrendo una linea operativa sempre "coerente" nel tempo.
Il valore aggiunto della C&T è la possibilità per tutti di curare direttamente l'investimento sul mercato finanziario in modo autonomo senza dover delegare ad altri la negoziazione finanziaria. .
Mettiti alla prova ed "Investi direttamente sul tuo Future" per curare direttamente ed in modo autonomo il tuo capitale finanziario
"Investi sul tuo Future"

 
Regole di Gann
1) Dividi il tuo capitale in 10 parti uguali e rischiane al massimo solo una per operazione.

2) Usa sempre lo stop loss.

3) Non sovraesporti (overtrade), perchè violeresti la regola N.1.

4) Non permettere mai che un profitto diventi perdita. Per far ciò alza il tuo stop loss (o abbassalo se sei al ribasso) man mano che i prezzi salgono (o scendono). In tale maniera, l'eventuale inversione di tendenza, ti liquiderà mentre sei ancora in profitto.

5) Segui sempre la tendenza. Non pensare di anticiparla. Non intervenire ne in acquisto ne in vendita se non sei sicuro della direzione del mercato o del singolo titolo.

6) Se hai dubbi, astieniti da qualsiasi operazione.

7) Intervieni solo sui titoli attivi. Lascia perdere tutto ciò che non da' segni di vita per molto tempo.

8) Distribuisci il rischio su quattro-cinque titoli diversi. Evita di mettere tutte le uova in un paniere.

9) Non limitare i tuoi ordini. Quando hai deciso, compra o vendi al meglio (at the market).

10) Non uscire da una posizione se non ne hai motivo. Segui la tendenza e proteggiti con uno stop loss.

11) Accumula un surplus. Dopo un certo numero di successi metti un po' di denaro da parte ed utilizzalo nelle emergenze o durante i periodi di panico.

12) Non comprare mai per incassare un dividendo.

13) Non razionalizzare una perdita. Se il mercato è in direzione contraria alla tua, non dirti che è una buona occasione per incrementare i tuoi acquisti (o vendite se sei al ribasso). Devi solo uscire dalla tua posizione.

14) Non entrare ne uscire mai da una posizione solo perchè sei diventato impaziente.

15) Evita di fare piccoli profitti e grosse perdite.

16) Non cancellare mai uno stop loss.

17) Evita di entrare e uscire continuamente dal mercato.

18 Gioca sia al rialzo che al ribasso.

19) Non comprare solo perchè i prezzi ti sembrano bassi ne tantomeno devi vendere se ti sembrano alti.

20) Fai attenzione ad incrementare la tua posizione al momento sbagliato. Aspetta fino a quando il titolo è diventato molto attivo ed ha perforato la resistenza per comprare di più (ovvero ha sfondato il supporto per vendere di più).

21) Se vuoi incrementare la tua posizione, ricordati di farlo con titoli molto sottili (poco flottante) se sei in acquisto e con titoli molto liquidi (molto flottante) se sei in vendita.

22) Non cercare di pareggiare. Se hai comprato un titolo che ha cominciato a scendere non venderne un'altro allo scoperto solo per pareggiare. Vendi il titolo che hai comprato.

23) Non cambiare mai posizione senza un buon motivo. Solo una accertata inversione di tendenza giustifica tale decisione.

24) Non aumentare le tue giocate dopo un lungo periodo di successi. Rischi di perdere in poche operazioni ciò che hai guadagnato in tanto tempo.
 
10 consigli per chi inizia.....e non solo!
1) Molti pensano che la "Borsa" sia solo azioni....
La borsa invece, è composta da molti strumenti, tutti diversi tra loro ed ognuno richiede un approccio differente.
Iniziate quindi col capire in quale "territorio" volete specializzarvi. E munitevi di mappe !
Vi consiglio, quindi, all’inizio di leggervi almeno 1 glossario di termini finanziari(vedi sezione apposita nel "mio blog") E’ essenziale conoscere la lingua del paese che intendete visitare!

2)Non disperdetevi inizialmente con dettagli tecnici quali: banca o broker, piattaforma,oscillatori ecc
Tutto questo riguarda il “DOPO”.
Iniziate studiando l'ABC. La scelta dei libri è fondamentale. Vi dovete fornire di solide fondamenta.

3) Una volta deciso su cosa operare e dopo aver almeno un buon bagaglio di studio, passiamo alla pratica con una piattaforma DEMO
Non iniziate, ripeto NON INIZIATE mai con soldi reali!!!!
Certo, si puo’ anche avere fortuna e guadagnare all’inizio. Ma sarebbe SOLO FORTUNA. Cercate di conoscere il mercato e voi stessi.
Restate sulla demo finchè non siete sicuri di cio’ che state facendo.

4) Il mercato cambia. Non lasciatevi impressionare dai guadagni. Una delle cose peggiori che possa capitare a chi inizia è proprio iniziare a guadagnare!
Il caso distribuisce vincite e perdite. Ma voi non volete giocare alla roulette, vero?
Solo capacità ed esperienza assicurano guadagni costanti e perdite contenute.
Ricordatevi che le perdite ci saranno SEMPRE. Non pensate di poterle annullare.
Le perdite si possono solo limitare.

5) Leggete, leggete, leggete. Ci sono molti siti in cui si puo’ imparare molto senza spendere capitali
Ma ricordatevi, pensate sempre con la vostra testa ! Non fidatevi di consigli non richiesti. Ed anche se il consiglio viene richiesto…………ragionateci su, ma alla fine siate sempre voi a decidere con la Vs testa.

6) Esistono una marea di corsi a pagamento. Alcuni "ottimi traders" insegnano ma la maggior parte insegna perchè non sa fare il trader (per questo motivo scrivono libri).
Non date mai retta a chi vi propone facili guadagni, l’eldorado, il trucco magico…..
Non esistono facili guadagni in borsa. MAI. E’ una professione seria e faticosa.
Si puo’ guadagnare, certo, ma solo con applicazione costante, studio, serietà.
E nonostante questo rimane molto difficile riuscire (su 100 traders 97 falliscono in meno di 1 anno).

7) Datevi tempo. Datevi tempo per studiare, per capire, e soprattutto per provare.
Provate in demo il più possibile. Costruitevi una solida esperienza del mercato ed una solida strategia. Il mercato è sempre lì e ci sarà sempre!! Quindi perchè avere fretta?

8) Valutate bene il tempo che dedicherete a questa attività. Se avete poco tempo, lasciate stare.

9)Imparate a conoscervi. Studiate le vostre reazioni allo stress. La psicologia è fondamentale in questo mestiere.

10) Se potete, non iniziate con capitali minimi. E’ molto più difficile sopravvivere.
Come dicevo le perdite fanno parte del lavoro. Se siete sottocapitalizzati rischiate di venir spazzati via anche da perdite "normali".

Approfondimenti nelle apposite sezioni de "Il Mio Blog"

 
L' Analisi Tecnica
Secondo una immagine alquanto diffusa fra i risparmiatori investire in borsa equivale, in una certa misura, ad effettuare una puntata alla roulette del più vicino casinò oppure a scommettere su di un cavallo qualsiasi alle corse del week-end: stante la dinamica (pseudo) casuale delle quotazioni azionarie sarebbe sufficiente “puntare” turandosi il naso su uno dei titoli presenti sul listino ed aspettare che i prezzi inizino a salire.
Gli esperti di finanza sanno che, purtroppo, non è così. Se è vero infatti che le variazioni dei prezzi seguono, a volte, una logica di “random walk”, è anche vero che la moltitudine di strumenti forniti dagli studiosi agli operatori nel corso degli ultimi decenni permettono un maggiore controllo dei rischi ed una più efficiente allocazione del risparmio.
L'apparente facilità di interpretazione delle informazioni fornite da alcuni di questi strumenti ai loro fruitori può senz'altro essere annoverata fra le cause che, spingendo i risparmiatori ad acquisti sempre più “irrazionali” che auto-alimentavano aspettative di crescita infinita ovviamente smentite, hanno generato la “bolla speculativa del millennio”.
In un tale contesto si è potuto assistere alla diffusione presso i piccoli risparmiatori della “passione” per uno strumento che se usato con le opportune cautele può fornire interessanti suggerimenti in merito alle scelte di allocazione del risparmio: l'Analisi Tecnica.

Ma che cos'è l'Analisi Tecnica, in particolare l'Analisi Tecnica Grafica?

Fornire una risposta sintetica a tale quesito sarebbe, più che difficile, pressoché impossibile stante la vastità di pubblicazioni inerenti l'argomento e la notevole divergenza di opinioni in seno ai diversi gruppi di “Analisti”. Appare opportuno, quindi, concentrare l'attenzione su pochi, fondamentali concetti e cercare di renderli nella maniera più chiara possibile onde favorirne la comprensione presso il lettore.
Nel prosieguo (approfondimenti nella sezione "il mio blog") ci concentreremo, dunque, su alcuni aspetti di base di questa disciplina quali:
• Individuare i fondamenti teorici e le giustificazioni pratiche dell'Analisi Tecnica, con particolare riferimento all'Analisi Tecnica Grafica;
• Dimostrare le potenzialità di utilizzo quale strumento di supporto per il Trader.
Il presente articolo ha un fine prettamente divulgativo: si declina, pertanto, ogni responsabilità derivante da un uso distorto delle informazioni in esso contenute.


L'Analisi Tecnica Grafica ha un padre dal nome illustre: Charles Henry Dow, fondatore del Wall Street Journal, che negli editoriali apparsi sullo stesso giornale gettò i fondamenti della disciplina, poi portata a completa formalizzazione dai suoi successori W. P. Hamilton e R. Rhea.
I concetti più importanti introdotti da Dow sono essenzialmente tre. In primo luogo egli affermò che i prezzi si muovono in trend. Ciò equivale a dire che il mercato è inefficiente o meglio che è efficiente, secondo le ipotesi di Eugene Fama, solo nella forma semi-forte e che, quindi, i prezzi azionari includano non solo le informazioni pubbliche “reali” come i profitti della società ed i dividendi destinati agli azionisti ma anche gli “umori” dei risparmiatori, basati per lo più su “rumors” e aspettative irrazionali.
In secondo luogo Dow propose due diverse classificazioni del concetto di trend.
La prima, a carattere definitorio afferma che il trend può essere:
1. Crescente, se i minimi (e i massimi) sono allineati in senso crescente;
2. Decrescente, se i massimi (e i minimi) sono allineati in senso decrescente;
3. Neutro o Laterale, se i minimi o i massimi sono allineati in maniera piatta.
La seconda classificazione, basata sull'osservazione della dinamica dei prezzi azionari nel medio-lungo termine afferma che è possibile individuare:
1. Un Trend Primario, a durata superiore all'anno, che esprime l'orientamento di fondo del mercato e può essere osservato su serie di durata pluriennale;
2. Un Trend Secondario, di durata compresa fra le tre settimane e i tre mesi, che si configura come una correzione del trend primario;
3. Un Trend Terziario, di durata inferiore alle tre settimane, che rappresenta una “pausa” nell'ambito del trend secondario.
Secondo la teoria di Dow la prova dell'inefficienza del mercato è proprio nelle fasi piatte, cioè senza trend, che egli chiama di accumulazione: in questa fase, infatti, il prezzo è tenuto forzatamente alto o basso dagli operatori i quali, dopo aver fatto incetta di titoli (fase piatta “bassa”) o aver venduto i titoli (fase piatta “alta”) lasciano uscire le informazioni per generare il trend (rialzista o ribassista) ed ingannare, così, i piccoli risparmiatori, il cosiddetto “parco buoi”, i quali acquistano a prezzi elevati e vendono a prezzi bassi.
Infine, Dow affermò che affinché le ipotesi fatte siano supportate dall'evidenza empirica è necessario che il trend sia supportato dai volumi scambiati: questi ultimi, in pratica, devono crescere nelle “fasi di movimento” e devono mantenersi sostanzialmente stabili nelle “fasi di stanca”.

 
L'Analisi Macroeconomica
Il primo livello di analisi che deve compiere chi decide di fare un investimento in qualunque settore è quello di tipo macroeconomico. In buona sostanza, si tratta di comprendere come sta andando l’economia in generale e di tenere sotto stretta osservazione le variabili che influenzano maggiormente il ciclo economico: crescita economica, inflazione, disoccupazione, deficit pubblico e bilancia commerciale. Questi dati in Italia sono pubblicati a cura dell’Istat e vengono rilasciati soprattutto su base mensile e trimestrale. In realtà, gli analisti guardano soprattutto all’insieme dei dati macroeconomici americani , le cosiddette Us figures che danno il polso della situazione economica americana ed europea. I più importanti sono: il dato sui prezzi al consumo (CPI), il dato sui prezzi di produzione (PPI), il dato sul deficit della bilancia commerciale (Trade Gap), il dato sui permessi di costruzione di nuove abitazioni (Housing starts), il dato sulle richieste dei sussidi di disoccupazione (Jobless claims), il dato sulla disoccupazione (Unemployment rate). Per comprendere a fondo l’importanza di questi dati , basti pensare al fatto che la stessa Federal Reserve, cioè la Banca centrale americana, fa costante attività di monitoraggio e analizza con estrema puntigliosità la loro composizione al fine di ottimizzare le proprie scelte in materia di tassi d’interesse. A testimonianza, poi, della forte influenza che i dati macroeconomici rivestono per l’andamento dei mercati azionari americani,europei ecc. si è fortemente radicata negli Stati Uniti ed anche in UE la tendenza a prevederne il valore prima della loro pubblicazione. In pratica, gli analisti in base a propri modelli di valutazione e di analisi previsionale forniscono delle stime (forecast)1 il più possibile accurate, stime che vengono, poi, riassunte in un dato complessivo che va sotto il nome di ‘consensus’2 di mercato. Al momento della pubblicazione del dato, la reazione degli indici azionari americani non dipende tanto dal valore del dato in termini assoluti quanto dallo scostamento di questo dal consensus di mercato: quanto più lo scostamento è ampio tanto maggiore sarà la volatilità degli indici e viceversa. Infine, considerando l’influenza esercitata dall’economia statunitense su quella mondiale, i dati macroeconomici americani hanno un impatto determinante anche sulle performance dei mercati obbligazionari e azionari mondiali. Per esemplificare, un aumento forte e strutturale dell’inflazione americana/europea (CPI) potrebbe portare non solo a un aumento dei tassi d’interesse da parte della Federal Reserve ma anche a un ‘sentiment’ negativo sui mercati mondiali che si concretizzerebbe in un assai probabile aumento dei rendimenti mondiali e in una fase estremamente negativa per i mercati azionari.

Il monitoraggio, quasi maniacale, che gli americani fanno sulle condizioni della propria economia tramite la pubblicazione e l’analisi delle ‘figures’ non è riscontrabile in Italia e negli altri paesi europei. Nel nostro paese ancora oggi l’unico dato macroeconomico che riveste una certa valenza è il dato sull’inflazione. Ciò è dovuto probabilmente a un retaggio storico, quando cioè l’inflazione in Italia era ancora a due cifre. Per quanto concerne gli altri dati macroeconomici, quello che manca è la sensibilità interpretativa e la capacità e il desiderio di analizzarlo per finalità previsionali. In verità, questo atteggiamento sta un po’ cambiando soprattutto in relazione ai dati macroeconomici tedeschi (Ifo: indice di fiducia degli imprenditori tedeschi) che stanno ritagliandosi uno spazio sempre più importante.

I PRINCIPALI INDICATORI MACROECONOMICI AMERICANI:

Industrial Production Produzione Industriale
Production Price Index Indice dei prezzi alla produzione
Consumer Price Index Indice dei prezzi al consumo
Housing Starts Permessi di costruzione di nuove abitazioni
Business Inventories Livello delle scorte industriali
Trade Gap Deficit della bilancia commerciale
Budget Surplus Avanzo del bilancio pubblico
Unemployment Rate Tasso di disoccupazione
Jobless Claims Richieste dei sussidi di disoccupazione


Potete trovare nella sezione " Il mio blog" il calendario dei principali dati Macroeconomici giornalieri aggiornato settimanalmente!
 
Take Profit e Stop Loss
Il "take profit" o "stop profit" è l'obiettivo di prezzo che assegniamo all'operazione che stiamo per intraprendere, raggiunto il quale liquideremo la posizione con l'utile previsto.
Si tratta, dunque, di mettere uno stop al profitto, cioè di portare a casa la "pagnotta".
Lo "stop loss" è il prezzo inferiore al nostro livello d'acquisto, che, se raggiunto ci farà chiudere necessariamente la nostra posizione con la perdita massima che ci eravamo proposti di accettare.
Si tratta pertanto di mettere uno stop alla perdita in corso perché sbagliare è umano, perseverare è diabolico!
Con questi due livelli fissiamo subito il guadagno e la perdita massima raggiungibile. Un piccolo accorgimento che ci consente di vivere sonni più tranquilli.
Ricordo che è possibile solo per gli strumenti derivati immettere tali valori nel sistema di contrattazioni di modo che la posizione si chiuda automaticamente al raggiungimento del prezzo.
Ma occorre, come sempre, buon senso.
Se è vero che un vecchio detto di borsa è "taglia le perdite e lascia correre i profitti", è pur vero che non bisogna farsi prendere dall'avarizia, difatti c'è un detto altrettanto famoso che dice "vendi, guadagna e pentiti"!Questo significa che se si decide di alzare lo stop-profit perché il trade sta facendo meglio di quanto ci si aspettava, è doveroso alzare anche lo stop-loss ad un livello su cui si chiude comunque in utile.
Vi assicuro che non c'è niente di più frustrante e demotivante che vedersi trasformare un utile in perdita!
Un mancato guadagno non è un dramma, ma una perdita se non controllata ci può anche mettere fuori mercato, o peggio, ripercuotersi sul bilancio familiare che MAI dovrebbe essere messo a rischio.
Ecco che lo stop-loss va scelto con cura ed in base alle seguenti regole:

1)in termini monetari, al livello massimo psicologicamente accettabile come perdita

2)in termini percentuali in base alla volatilità dell'indice, cioè la sua variabilità.
Per fare un es. non si può mettere uno stop al 1% se normalmente il ns indice e/o valuta subisce escursioni del 2% al giorno, pena la chiusura quasi certa dell'operazione in perdita.

3)in termini di prezzo in base a regole di analisi tecnica, come ad es. la rottura di un importante supporto

Comunque, anche nelle operazioni più rischiose, bisogna ricordarsi che la massima perdita accettabile non dovrebbe mai essere superiore al 50% del profitto che si tende realizzare

 
Gli Oscillatori
Quando si comincia a parlare degli oscillatori è difficile usare parole semplici.

Proveremo comunque a farlo e volontariamente eviteremo di approfondire le relative formule matematiche e modalità di calcolo, cercando invece di spiegare per ogni oscillatore quale aspetto dell'evoluzione del titolo cerca di mettere in risalto e quale intuizione è alla base della sua costruzione.
Il compito di calcolarli li affidiamo, per nostra grazia, a software specializzati "pagati" per far questo!

Si chiamano oscillatori perché il più delle volte si rappresentano con una linea che oscilla intorno un valore (solitamente lo 0) o all'interno di un campo delimitato (solitamente 0-100).

In base alla posizione dell'oscillatore si deduce se il titolo oggetto di analisi si trova in posizione di ipercomprato (eccesso di pressione della domanda) o in ipervenduto (eccesso di pressione dell'offerta).

Spesso gli oscillatori si usano anche come campanelli d'allarme.
Questo, quando il titolo ed il corrispettivo oscillatore sono divergenti, cioè vanno in direzioni opposte, oppure quando i massimi o minimi del titolo non sono confermati da quelli del proprio oscillatore.

La sensibilità dell'oscillatore aumenta al diminuire del periodo temporale su cui lo si calcola.
Non conviene diminuire troppo tale periodo perché così facendo aumenteranno i segnali col rischio di avere numerose indicazioni contrapposte provenienti da oscillatori diversi.
Si finisce nel caos e non si riescono più a distinguere i segnali buoni da quelli "falsi".

 
Psicologia del Trader
Prima di passare alla fase di studio dell’operatività, è fondamentale soffermare la nostra attenzione su un argomento di estrema importanza nel trading: la disciplina.
Quando si opera in Borsa, ve ne renderete conto, spesso siamo presi da fattori emotivi che condizionano moltissimo le nostre decisioni, a tal punto da farci sbagliare nella scelta dei momenti di entrata ed uscita dal mercato.

Se per esempio acquistiamo un contratto di futures (siamo quindi long)e ci accorgiamo di aver centrato l’investimento, attenderemo di uscire dalla nostra posizione quando avremo ottenuto il nostro guadagno. Ma qual è il nostro guadagno? Se la nostra disciplina non ci ha imposto un guadagno già prefissato, noi attenderemo senza porre limiti al nostro guadagno che il titolo smetta di salire; ad un certo punto l'indice comincia ad avere dei tentennamenti, e noi pensiamo di uscire, o forse no… nell’incertezza, restiamo in posizione aperta, sperando che l'indice riprenda la sua ascesa, per moltiplicare i nostri guadagni. Pensiamo dopo un piccolo pullback l'indice ricominci a salire; ma piano piano esso s’incammina verso il ribasso. L’ingordigia di riprendere almeno il guadagno al quale abbiamo appena rinunciato, ci fa restare in posizione aperta, vivendo nella speranza, perché ormai non ci accontentiamo di un piccolo guadagno, di rivedere presto i livelli precedenti.
Quando decideremo di vendere perché ormai il trend è cambiato, probabilmente avremo perso anche quel piccolo guadagno, o addirittura avremo liquidato la nostra posizione in perdita.
Se invece dobbiamo decidere quando acquistare un lotto perchè pensiamo che l'indice ha grosse prospettive di crescita, e che già ha iniziato la sua salita, se una disciplina non regola le nostre decisioni, probabilmente attenderemo di entrare nel mercato quando l'indice avrà un piccolo ritracciamento, per non acquistarlo ad un prezzo troppo alto; ma l'indice continua a salire, e ormai ha raggiunto un prezzo alto, ma noi non vogliamo perdere l’occasione di acquistare un indice che sta andando così bene.
Così lo acquistiamo adesso, accontentandoci di un pur piccolo guadagno. Ma cosa succede? Appena entriamo in posizione, l'indice ferma la sua ascesa, per iniziare ad invertire il trend.
Siamo appena all’inizio, e siamo già in leggera perdita: non vogliamo uscire sconfitti da questo trade. Così speriamo in un rialzo immediato rimandando la nostra vendita.
Anche in questo caso, quando decideremo di vendere sarà ormai troppo tardi.
Sono solo due esempi di quante ce ne potrebbero succedere se il nostro trading non è regolato da una ferma disciplina e strategia di azione.

Prima di prendere posizione sul mercato, è indispensabile stabilire con precisione a che prezzo vogliamo comprare(vendere), a che prezzo vogliamo vendere(comprare), e quindi quanto vogliamo guadagnare, e quanto siamo disposti a perdere se abbiamo preso la decisione sbagliata. Chiaramente tali limiti ce li imporremo solo dopo aver effettuato le dovute analisi sull'operatività mediante le tecniche apprese fino ad ora.
Sul mercato vincono coloro che hanno un trading regolato da una ferma disciplina, e perdono quelli che si lasciano prendere dall’euforia nei momenti di rialzo, o dal panico nei momenti di ribasso. Se i nostri studi ci hanno dimostrato che il trade va longato ad un certo prezzo, noi eseguiremo l’ordine della nostra strategia, senza tenere in considerazione come si muovono quelli che non hanno una disciplina d’azione; lo stesso faremo per la vendita dell'indice stesso (short)
I primi importanti fattori della nostra disciplina saranno: stop loss (limite massimo di perdita), che è un limite massimo di perdita oltre il quale non siamo disposti a restare in posizione aperta; e take profit (limite massimo di guadagno), e cioè il nostro obiettivo di guadagno.
È possibile che dopo che noi abbiamo venduto il mercato continui a salire: la nostra disciplina ci detta che non bisogna guardare ai possibili mancati guadagni in questo caso, ma a quelli certi che abbiamo realizzato.
All’interno della nostra disciplina, costruiremo la nostra strategia: come affrontare tutte le possibili eventualità di variazioni del mercato durante il nostro investimento, per non trovarci impreparati al presentarsi di qualsiasi situazione.
Dopo le più importanti nozioni di analisi tecnica, dopo la conoscenza degli strumenti di studio necessari per il nostro sistema operativo, e dopo aver imparato che un trading senza disciplina e strategia non ha futuro, ci apprestiamo allo studio di un trading system che se seguito con attenzione e applicato con la massima scrupolosità come descritto in questo testo, ci darà grosse soddisfazioni e ci renderà consapevoli che non esiste attività più affascinante e remunerativa del trading.

 


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