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Una nuova Concezione di Informazione Finanziaria
La “Consulting & Trading” nasce da un'idea di Salvatore Bortugno e dall’esigenza di concepire un modo nuovo di "Informazione d'Investimento Alternativo" basato su tre regole semplicissime:

Indipendenza

Professionalità

Orientamento al risultato complessivo

La “C&T” si propone quindi come punto di riferimento sia per chi vuole avvicinarsi agli strumenti finanziari in maniera autonoma, alla ricerca quindi di una guida semplice e comprensiva ed informazioni"chiare ed indipendenti" che per il Trader esperto il quale investe direttamente sui mercati finanziari in forma autonoma ma alla continua ricerca di informazioni utili per la propria attività giornaliera.

Ad entrambe le tipologie di Investitori offriamo una serie di informazioni per migliorare la loro operatività.

Ulteriori servizi sono: "il mio blog" con approfondimenti economici e finanziari giornalieri, la sezione operatività con trading room e piattaforme di trading"le mie foto", e la linea Skype helpdesk.consultingtrading per interagire direttamente con Noi in tempo reale e diretto.


Abbiamo nostre techiche operative. Semplici. Efficaci.

Operare in borsa è difficile, rischioso, spesso perdente.
Non esiste la formula magica, solo tanta passione e professionalità.
Ed anche così il 90% di quelli che si accostano al trading sono spazzati via..


Ecco perchè, grazie all'uso di informazioni e sistemi creati sulla base di analisi tecnico-statistiche matematiche ed economiche, anche il trader inesperto e/o impossibilitato ad operare a tempo pieno sui mercati finanziari,può ottenere ottimi rendimenti in tempi ragionevolmente brevi.





 
Il Forex Exchange
Che cos'è il FOREX?

Il Foreign EXchange market (FOREX) è il mercato internazionale delle valute.
Si tratta del mercato finanziario più antico e più grande del mondo. Più antico, perché la moneta sostituì la meno efficiente economia del baratto; più grande, perché è un mercato internazionale in cui si incontrano venditori e compratori di ogni parte del mondo.

Che cos'è una valuta?

Una valuta esprime l'unità di conto della nazione di appartenenza (Dollaro per gli Stati Uniti, Euro per l'Unione Europea ).

Che cos'è un tasso di cambio?

Il tasso di cambio è il rapporto tra due valute, in cui, per convenzione, una è posta al numeratore e l'altra al denominatore. Ad esempio, il cambio Euro/Dollaro EUR/USD esprime quanti Dollari sono necessari per comprare un Euro.

Operatori

Governi e Banche Centrali: tutto dipende dalle regole che il paese ha ma le banche centrali giocano un ruolo fondamentale nel controllare l’offerta della moneta di un paese proprio attraverso il mercato dei cambi quindi sono responsabili della politica monetaria e devono mantenere una stabilità finanziaria adeguata.

Banche e Banche d’Investimento: buona parte dei volumi scambiati nel Forex derivano dalle transazioni effettuate dalle banche commerciali e dalle banche d’investimento. Le banche scambiano miliardi di dollari quotidianamente per soddisfare la loro clientela ma non va dimenticato che queste banche effettuano anche operazioni in cambi per i fatti loro.

Fondi d’investimento in strumenti derivati (Hedge Funds): utilizzano il mercato delle valute sempre di piu’ per via della possibilità di poter impiegare effetti leva molto piu’ grandi di quelli che si trovano nel mercato delle azioni.

Aziende esportatrici/Industria in genere: questa è la spina dorsale del mercato delle valute. Grosse società multinazionali acquistano o vendono grandi quantità di moneta e questo per la copertura o meno dele loro esportazioni e questo ha un grande effetto sui loro bilanci.

Privati: quando viaggiano loro necessitano di moneta e quindi la scambiano.

Investitori e Speculatori: gli investitori e gli speculatori operano nei cambi per trarre profitto dai movimenti che si generano nel mercato delle valute. Gli speculatori e gli investitori possono assumenre posizioni sia al rialzo che al ribasso quando trattano le valute beneficiando quindi da entrambe i movimenti. Gli speculatori operano su di un periodo di tempo molto breve: giornaliero

Storicamente, i singoli investitori su piccola scala hanno avuto un accesso limitato al mercato FX dei cambi. Banche di primaria importanza, società multinazionali ed altri partecipanti, che negoziano in grossi volumi e vaste dimensioni di transazioni, hanno dominato per decenni questo mercato. La tecnologia, comunque, ha abbassato le barriere d’accesso ed hanno aperto quest’interessante piazza di mercato ad una nuova progenie di investitori e speculatori. Questo è ciò che abbiamo osservato a partire gradualmente dal 1994 in poi.




Le particolarità del mercato Forex:

I vantaggi del mercato Forex, rispetto a quello azionario ed obbligazionario, sono:

I. Liquidità: il mercato Forex assorbe un volume di contrattazioni molto superiore a quello di altri mercati, assicurando così sempre la disponibilità di una controparte con cui concludere gli scambi al prezzo desiderato.

II. Efficienza: l'alto numero di contraenti da ogni parte del mondo, sia come compratori sia come venditori, la contrattazione in continua e la numerosità delle negoziazioni fanno sì che il prezzo che si forma sul mercato sia il più vicino a quello della concorrenza perfetta.

III. Accesso immediato: è possibile accedere al mercato in tempo reale 24 ore su 24 dalla domenica notte al venerdì sera.

IV. Operatività sia al rialzo sia al ribasso: ogni singola divisa può essere sia acquistata per poi essere rivenduta in un secondo momento ad un valore più alto (es: compro Euro contro Yen a 162,46 per rivenderli in un secondo momento a 162,90, posizione long ossia al rialzo) sia venduta e poi procedere all'acquisto in un secondo momento (es: vendo Euro contro Dollari a 1,4670 e lo ricompro a 1.4610, posizione short ossia al ribasso). I due tipi di operazione comportano gli stessi costi.

V. Effetto leva: la leva finanziaria permette di controllare, mediante l'impegno di un importo esiguo di denaro, una somma più consistente. E' possibile cioè comprare o vendere una valuta contro l'altra in multipli dei fondi che ha a disposizione (es: utilizzando un capitale di 20.000 Euro, con effetto leva 10, guadagni o perdite saranno contabilizzati su un importo di 200.000 Euro). Un movimento sul cambio prescelto, esempio Euro/Dollaro, pari all'1% provocherà, usando una leva a 10, una variazione dell'investimento pari al 10%.

VI. Elasticità delle liquidazioni: è possibile aprire una posizione per una qualsiasi durata e la chisusra è semplice e facile.


Come si opera nel Foreign EXchange market

Per definizione il mercato è il luogo dove venditori e compratori si incontrano per scambiare merci, valute, beni mobili ed immobili. Il mercato Forex non è un mercato nel senso tradizionale del termine, con contrattazioni che si svolgono in un predeterminato luogo fisico, ma è un mercato telematico, in cui le contrattazioni avvengono tramite internet e via telefono, 24 ore su 24, dalla domenica notte al venerdì sera successivo, in contrattazione non-stop. Le transazioni nel mercato Forex possono essere a pronti (spot) o a termine (forward). Nelle contrattazioni a pronti la conclusione (liquidazione) avviene al più tardi entro i due giorni feriali che seguono l'apertura della posizione, mentre nell'operazione a termine la liquidazione può avvenire entro 1-2 settimane o 1-3-6-12 mesi ed oltre. Il sistema più efficace nel mercato Forex, per le contrattazioni con scadenza a brevissimo termine, è quella a pronti. Attualmente il 65% delle contrattazioni nel Forex sono a pronti e di queste i maggiori scambi avvengono sul Dollaro americano e altre quattro principali divise: Euro, Yen giapponese, Lira sterlina e Franco svizzero.

Perché investire nel Forex?

Il mercato Forex è un'interessante alternativa al complesso degli strumenti finanziari quotati sui mercati mobiliari. Oggi i singoli investirori, affidandosi ad intermediari specializzati, hanno la possibilità di partecipare ai vantaggi un tempo riservati alle banche o alle società di brokeraggio. Gli investitori potranno beneficiare della dinamicità del mercato valutario e della molteplicità delle valute trattate. Inoltre, la possibilità di negoziare al rialzo e al ribasso senza limiti dà la possibilità di realizzare guadagni qualsiasi sia l'andamento del mercato. Infine, la mancata tassazione dei guadagni sulle operazioni spot, fa del Forex un mercato di assoluto interesse.










 
Broker ed Intermediario Finanziario
Il broker è un intermediario finanziario che offre un servizio di negoziazione di titoli per conto terzi.

Il broker ha il compito di trasmettere al mercato le offerte di acquisto o di vendita trasmessegli dai suoi clienti: in pratica l'intermediario non fa altro che "rigirare" al mercato le proposte degli investitori.

Il broker quindi non assume una parte attiva nella transazione, né tantomeno propone delle sue offerte al mercato: il suo profitto è quindi generato solamente dalle commissioni (fees o pips) che richiede per ogni operazione portata a buon fine; le commissioni possono essere fisse (un tot per operazione) o a percentuale (una percentuale del valore dell'operazione).

La scelta del Broker è fondamentale per la corretta gestione del proprio investimento da parte del Trader: il costo commissionale di ciascun eseguito, il costo fisso della piattaforma e l'affidabilità della stessa sono fondamentali per il successo dell' aspirante operatore finanziario.

Per negoziare Futures e Valute, è cosigliabile affidarsi a società serie ed autorizzate ad operare sul territorio Italiano da un ente qualificato quale la Consob o FSA di Londra.

L'intermediario finanziario è un operatore specializzato che opera sui mercati finanziari. Il mercato finanziario, a sua volta, è l’insieme degli scambi finanziari che si realizzano mediante la negoziazione degli strumenti finanziari.

E’ da notare che nel mercato finanziario la maggior parte degli scambi avviene proprio grazie al lavoro degli intermediari finanziari. In realtà, gli scambi finanziari, all’interno del mercato, possono avvenire mediante tre tipologie organizzative:

Scambio diretto ed autonomo: i datori ed i prenditori di risorse finanziarie scambiano tra di loro, direttamente, senza fare ricorso ad alcun intermediario;
Scambio diretto ed assistito: gli attori della domanda e dell’offerta sono controparti dirette, ma non negoziano autonomamente perché sono assistiti da un intermediario. In questo contesto, l’intermediario svolge fondamentalmente un ruolodi ricerca e selezione della controparte;
Scambio indiretto o intermediato: gli attori della domanda e dell’offrta non scambiano direttamente, ma mediante l’intervento di uno o più intermediari che assumono il ruolo di “scambista intermedio”.
E’ da notare che la categoria dello scambio diretto ed assistito si caratterizza per una notevole variabilità del grado di intensità dell’intervento dell’intermediario finanziario. Questo, infatti, dipende dall’ampiezza della delega o del mandato che l’intermediario riceve dal cliente.

L’attività di scambio indiretta è anche chiamata intermediazione creditizia per la veste di debitore/creditore che l’intermediario ha nei confronti delle controparti. Infatti, l’intermediario finanziario assume il ruolo di debitore nei confronti del datore di risorse finanziarie ed il ruolo di creditore verso il prenditore finale di risorse.

Se, ipoteticamente, il mercato fosse perfettamente competitivo, se gli scambisti primari fossero razionali e disponessero tutti delle stesse informazioni (assenza di asimmetria informativa), se gli scambi non fossero condizionati dall’incertezza e non ci fossero costi di transazione, allora non ci sarebbero ragioni per l’esistenza degli intermediari finanziari.

Generalmente, lo scambio di risorse finanziarie avviene mediante il lavoro dell’intermediario finanziario, il quale, come è stato detto in precedenza, prende risorse dai soggetti “in surplus” (che hanno un surplus di risorse finanziarie) e dà ai soggetti “in deficit” (che hanno un deficit di risorse finanziarie e ne hanno bisogno per continuare la propria attività produttiva).

Gli elementi principali di questi scambi sono tempo ed incertezza. Infatti, il datore di fondi effettua una prestazione immediata in cambio di una prestazione futura, differita rispetto al momento attuale, che consiste nella restituzione del capitale ricevuto e nel pagamento della remunerazione pattuita.

Una parte A (soggetto in surplus) si priva del capitale C al tempo t=0, per avere, ad una certa data futura t=T, il capitale maggiorato dell’interesse maturato tra t=0 e t=T. Viceversa, la parte B riceve il capitale C al tempo t=0, per restituirlo maggiorato degli interessi I.

Oltre all’elemento temporale, l’altro parametro che caratterizza gli scambi finanziari è costituito dall’incertezza. In particolare, l’incertezza non è sempre “esterna” al contratto (l’affidabilità della controparte del contratto) ma può anche essere “interna”, nel caso in cui il contratto contempla delle clausole che rendono variabile la prestazione del prenditore (ad esempio, i contratti indicizzati).

Pertanto, l’informazione svolge un ruolo fondamentale nella formazione delle decisioni relative agli scambi finanziari.




 
Leva Finanziaria
Cos'è la marginazione (leva finanziaria)?
La marginazione è una modalità di negoziazione che permette all’investitore di operare con un investimento “marginale” su una quantità di securities o titoli corrispondenti a un controvalore superiore a quello investito

Come funziona?
Il vantaggio di operare in marginazione è quello di poter vincolare solo una parte del proprio capitale, diversificando così il proprio portafoglio di investimento e ottimizzando la liquidità di cui si dispone.

Effetto Leva
La marginazione crea un "effetto leva", in base al quale il risultato del vostro trade è amplificato rispetto al risultato dell’operatività ordinaria.
I margini di garanzia per operare con i Futures/Forex variano dal 5% ad un massimo di solo il 25% del valore del sottostante. Cio' significa che potete operare su un controvalore in Futures pari a 10.000 euro, versando solo il 5%, ovvero 500 euro. Il vostro investimento di solo 500 euro riflettera' pero' i risultati del controvalore di 10.000!
Se succesivamente il titolo sale dell’1%, significa che il vostro guadagno (calcolato sul controvalore) è di 100 euro, il che corrisponde ad un guadagno dell’1% sul controvalore, ma che equivale al 20% del vostro margine!

Le Valute sono il prodotto migliore per sfruttare i vantaggi di una marginazione senza alcun tipo di scadenza, in quanto vi permettono di mantenere una posizione aperta fino a quando volete e senza obblighi di scadenza alcuna.

Esempio: Acquisto di USD/JPY
Non è prevista alcuna commissione per le negoziazioni sul FOREX. Per aprire una nuova posizione e' necessario un deposito pari al 2% del valore totale della transazione.

Aprire una posizione
Decidete di aprire acquistando, ovvero andando long, il cambio Dollaro contro Yen. Tale cambio è quotato 105,35/105,38 e decidete di acquistare 5 contratti (l'equivalente di $500.000) al prezzo lettera di 105,38. Per poter aprire la vostra posizione dovete versare un margine corrispondente a $500.000 x 2% = $10.000.

Calcolo degli interessi
Aprire una posizione lunga sul Dollaro Yen significa avere contemporaneamente un credito in Dollari ed un debito in Yen, quindi per tutto il tempo in cui la vostra posizione rimane aperta, sul vostro conto viene addebitato, o accreditato, quotidianamente il differenziale degli interessi tra dollaro e yen.

I tassi di interesse del dollaro sono maggiori di quelli dello yen, riceverete quindi gli interessi per aver mantenuto una posizione long in una valuta ad un tasso di interesse più alto, che risulteranno infatti accreditati sul vostro conto.

Chiudere una posizione
Dopo tre settimane, il cambio USD/JPY e' salito a 108,55/108,58. Decidete quindi di vendere i vostri 5 contratti al prezzo denaro di 108,55. Il profitto generato dalla vendita dei vostri 5 contratti viene calcolato come qui di seguito illustrato:


Transazione di chiusura
$500.000 (5 contratti) x 108,55 = ¥54.275.000
Transazione di apertura
$500.000 (5 contratti) x 105,38 = ¥52.690.000

Profitto sulla transazione ¥1.585.000!!








 
Futures
Cos'è un Future
Un future è un contratto a termine standardizzato per poter essere negoziato facilmente in Borsa. La Borsa dovrà specificare:
1) le caratteristiche dell'attività sottostante
2) l'ammontare che il venditore dovrà consegnare per ogni contratto stipulato
3) il luogo di consegna
4) il periodo preciso del mese in cui si può effettuare la consegna
5) il metodo di quotazione dei prezzi
6) gli eventuali limiti alle oscillazioni giornaliere dei prezzi e alle posizioni degli operatori.

Caratteristiche dei futures
I future sono contratti standard e quindi negoziabili, a differenza di quelli personalizzati (over the counter) che per la loro eterogeneità non sono scambiabili sul mercato.
Acquistare un future significa impegnarsi ad acquistare alla scadenza ed al prezzo prefissati l’attività sottostante. Questa può essere sia un'attività reale, ad esempio una commodity (grano, oro, metalli, caffè, ecc.) sia un'attività finanziaria . In quest'ultimo caso si parla di financial futures i cui sottostanti possono essere ad esempio una valuta (currency futures), un indice borsistico.

La standardizzazione consiste nel taglio unitario, la scadenza contrattuale e la modalità di negoziazione attraverso la Clearing House (stanza di compensazione).

La peculiarità di essere standardizzati, rende questi contratti interscambiabili tra loro. Ciò rende possibile annullare impegni di acquisto o di vendita tramite compensazione, stipulando un contratto di segno opposto all'originale. In questo modo, verrà evitata la consegna dall'attività sottostante il contratto.

L’acquisto di un future corrisponde ad una aspettativa di rialzo dell’attività sottostante, la vendita, invece, sottende una aspettativa al ribasso. Se le intenzioni fossero speculative la vendita del future dovrà essere effettuata prima della scadenza contrattuale; se, invece le intezioni sono di coprire un futuro acquisto della commodity sottostante, il future permette una copertura senza rischi di oscillazioni del prezzo e si aspetterà la scadenza prevista per provvedere all’acquisto della commodity stessa.

Il mercato dei future è controllato dalla Clearing House, che funge da intermediario tra l’acquirente ed il venditore. A secondo dell’oscillazione dell’attività sottostante, il prezzo del future varierà in proporzione; tale prezzo è la differenza tra il valore nominale e quello attuale del sottostante. Per l’apertura di una posizione di acquisto la CH chiede il versamento di un margine iniziale (p.e. per il Nasdaq è il 3600$ a contratto); inoltre, poiché si rende garante della solivibilità dell’acquirente, la Clearing House preleva ogni giorno dalla controparte che sta perdendo l’esatto ammontare da versare alla controparte che sta guadagnando (marking to market). Questo sistema rende il mercato dei future sempre a somma zero. Alla scadenza, il proprietario del future dovrà acquistare la commodity sottostante, o, se il sottostante è intangibile, la Clearing House provvederà a compensare il prezzo di acquisto dell’ultimo acquirente con il prezzo di vendita del primo venditore (emittente del future).

Istituti
Gli istituti che intervengono in un mercato future sono:

Autorità di regolamentazione

All'Autorità di regolamentazione del mercato spettano i seguenti compiti:
definire il regolamento della borsa;
autorizzare la negoziazione dei contratti future, definendo per ciascuno i termini da standardizzare;
controllare l'attività degli operatori abilitati a negoziare i contratti in borsa;
assicurare condizioni di trasparenza del mercato.
In Italia l'autorità di regolamentazione è Borsa Italiana s.p.a.

Clearing House
La Clearing House (CH), detta anche stanza di compensazione, è un'agenzia o una società indipendente responsabile di assicurare il corretto funzionamento di una borsa future. Le funzioni esercitate da un CH possono essere riassunte nel seguente modo:
essa diviene la controparte delle operazioni concluse in borsa, subordinando l'accettazione di ciascun contratto alla corrispondenza dei margini stabiliti;
si fa garante del buon fine;
esegue l'adeguamento delle diverse posizioni rispetto al prezzo di chiusura al termine di ciascuna giornata (marking to the market);
seleziona gli intermediari che possono divenire suoi membri;
diffonde giornalmente le informazioni sull'open interest (posizioni rimaste aperte alla fine della seduta borsistica);
garantisce anche la fase di consegna dei contratti giunti in scadenza.
In Italia le funzioni di clearing house sono assolte dalla Cassa di compensazione e Garanzia (CG&G).

I Margini
La CH diviene la controparte delle operazioni concluse in borsa e subordina l'accettazione del contratto alla corrispondenza dei margini stabiliti. I margini devono essere corrisposti a titolo di deposito cauzionale da chiunque voglia stipulare un contratto future. I margini possono essere:
margine iniziale:
è rappresentato da una percentuale, a secondo del contratto a cui si fa riferimento, del valore nominale del contratto stesso. La percentuale viene stabilita dalla CH. Il margine iniziale può essere corrisposto in contanti, titoli di Stato, lettere di credito sottoscritte dalle maggiori banche.
margine di consegna:
è finalizzato a garantire il rischio delle variazioni di prezzo di titoli da consegnare tra l'ultimo giorno di negoziazione e il giorno di consegna.
margine di variazione:
viene determinato con il marking to the market che consiste nel liquidare,giornalmente le perdite ed i profitti realizzati da ciascun intermediario aderente. Il margine di variazione può essere corrisposto solo in contanti

Tipologie di Futures
Currency future
Un currency future è un contratto futuro in cui ci si obbliga a scambiare una valuta per un'altra ad una data specifica al prezzo (cambio) fissato alla data della contrattazione. Tipicamente, una delle monete è l'Euro(€ o EUR) o il dollaro USA (US$ o USD). Il prezzo del future è quindi espresso in Euro (o USD) per unità dell'altra moneta. Questo può però cambiare in base alle modalità standard di quotazione nel mercato estero. L'unità di scambio di ciascun contratto è una certa quantità di moneta estera (per esempio USD 125.000).

Gli investitori usano questi contratti per gestire i rischi legati alla fluttuazione dei cambi, ma possono anche usarli a fini speculativi.


Commodity future
Un commodity future è un contratto futuro in cui ci si obbliga a scambiare una prefissata quantità di merce ad una data prefissata e ad un determinato prezzo fissato alla data della contrattazione.

Il prezzo future non è semplicemente la previsione di un prezzo di mercato ma include anche le carrying charge, cioè commissioni per che coprono i costi di magazzinaggio, l’assicurazione della merce, ecc.


Future su indici azionari
Gli indici azionari non essendo effettivamente negoziabili, verrano valutati con dei prezzi prestabiliti dagli organi competenti (per esempio il Nasdaq100 è il future sull’indice Nasdaq100).

 
Exchange Traded Fund
Cosa sono gli ETF?

Si tratta di prodotti finanziari utilizzati per riprodurre un indice azionario globale o un indice settoriale (per esempio il Nasdaq 100 oppure il settore energetico dell’ indice S&P). Come dice il proprio nome Exchange Traded Fund si tratta di fondi trattati nel mercato azionario cioè sostanzialmente di fondi quotati come azioni: essi sono piu’ o meno liquidi come le azioni, ed indicizzati come i fondi di investimento.


Acquistando un ETF è come se si acquistasse un intero portafoglio azionario comprendente le azioni che compongono l’ indice di riferimento, senza impiegare forti capitali e di adottare delle particolari strategie di investimento ‘indicizzate’ simili a quelle utilizzate dagli investitori istituzionali, operando sia in ottica di lungo periodo sia per l’ attività di trading.
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I primi ETF sono stati sviluppati dall’ Amex (l’ American Stock Exchange) ed i piu’ scambiati riguardano proprio gli indici americani (Nasdaq 100-QQQ; Dow Jones-DIA; Standard&Poor500-SPY)

Il punto forte di QQQ (che è legato al valore dell'indice NASDAQ 100) è la enorme liquidità sul titolo: tra AMEX e NASDAQ ad inizio 2002
ne venivano negoziati 75 milioni di pezzi per un turnover dell’ ordine dei 3 miliardi di dollari, pari a quasi il doppio dell’ intera borsa italiana; di questi circa un quarto veniva trattato sul solo ECN Island: questa enorme liquidità si traduce in spread ridottissimi, pari a qualche centesimo di dollaro.

I prodotti "ad indice" come gli ETF stanno riscotendo un grande successo ed anche i mercati europei (Euronext e Xetra) quotano questo tipo di prodotti, ed intanto si incomincia a parlare degli ETF anche sul mercato italiano.


Come funzionano gli ETF


Negoziazione continua e trasparenza
Gli ETF sono trattati come le azioni durante tutta la trattazione continua, a differenza dei fondi di cui viene fissato il valore della quota una sola volta al giorno. Il paniere di azioni che compone il proprio investimento è sempre conosciuto in quanto corrisponde alla composizione dell’ indice ufficiale.

Diversificazione dell’ investimento e replica di vari panieri di azioni.

Il vantaggio principale degli ETF è rappresentato dalla possibilità di diversificare l’ investimento azionario senza dover acquistare tutti i titoli che compongono un indice: poiché gli ETF replicano esattamente l’ andamento di un indice di mercato, acquistare le azioni di un ETF significa investire in un paniere di azioni che rappresentano la composizione di un determinato mercato o di un derminato settore.

Gestione passiva e liquidità
A differenza dei gestori dei fondi che hanno una certa discrezionalità nella scelta dei titoli in cui investire, i gestori degli ETF devono solo acquistare e vendere le azioni che compongono l’ indice di riferimento in modo che il fondo rispecchi sempre la composizione dell’ indice relativo ed è questo il motivo per cui si dice che gli ETF appartengono alla categoria dei fondi a gestione passiva. La liquidità viene garantita da un MM che si mette sia in danaro sia in lettera.

Costi minori
Investire in un ETF ha costi molto più bassi rispetto ad un investimento simile in un Fondo a gestione attiva in quanto non si devono investire ingenti risorse in ricerca e analisi per la scelta dei titoli ed il turnover dei titoli in portafoglio è pressochè inesistente. In tal senso l'economicità dei costi per l'Asset Manager si riflette così in un abbassamento delle commissioni medie a carico dell'investitore.: in genere oltre ai normali diritti, si paga una commissione piccolissima al gestore.


Prezzo degli ETF e dividendi
L'andamento del prezzo di un ETF è strettamente legato al valore dell'indice sottostante l'investimento, fermo restando le normali oscillazioni dovute alla dimanda ed all’ offerta.

Sono previsti dei dividendi periodici che sono distribuiti al netto delle spese sostenute dal gestore: ma a volte i dividendi sono reinvestiti automaticamente nel fondo. Il tutto e' ben specificato sui prospetti, e sul sito sito www.amex.it si puo’ addirittura controllare l'importo dei dividendi passati. Dunque i dividendi, qualora ci siano, sono in ogni caso tassati dal fisco Usa: sia che vengano staccati, sia che vengano reinvestiti automaticamente nel fondo. Ora, per acquistare un ETF sull'AMEX con un broker italiano, bisogna aver prima compilato il Form W-8BEN che serve a certificare al fisco americano che dal punto di vista fiscale si è dei soggetti NRA (Non-Resident U.S. Alien).

Trattamento fiscale
Dal punto di vista fiscale l'ETF è assimilato ad un investimento azionario e quindi tassato come le azioni. Anche i dividendi sono trattati allo stesso modo delle azioni. Di consequenza, per acquistare un ETF sull'AMEX con un broker italiano, bisogna aver prima compilato il Form W-8BEN che serve a certificare al fisco americano che dal punto di vista fiscale si è dei soggetti NRA (Non-Resident U.S. Alien). Questa qualifica permette all'investitore italiano di essere totalmente esente dall'imposizione americana del 30% sul capital gain e di pagare al fisco Usa solo il 15% su eventuali dividendi (anziché il 30%). Ciò non toglie che poi il capital gain sia tassato in Italia al 12,5% (trattenuto automaticamente dal broker, se si è scelto il cosiddetto regime amministrato) mentre il dividendo estero, non solo viene ancora tassato, ma va anche dichiarato nell'apposito quadro del modello Unico o del modello 730). Coloro che operano con broker americani, si vedranno accreditare il capital gain al lordo dell’ imposizione fiscale, ma dovranno poi denunciare in Italia i redditi da capitale realizzati. Per quanto riguarda gli ETF non armonizzati UE (per esempio quelli americani, molti fiscalisti si sono espressi in altro modo

Piu’ in generale, per gli ETF trattati in Italia, si dovrebbero distinguere gli ETF armonizzati da quelli non armonizzati

ETF armonizzati Ue ed autorizzati alla vendita in Italia: normale tassazione azionaria (12,5%)
ETF armonizzati Ue non autorizzati: 12,5% con obbligo di segnalazione su Unico
ETF non armonizzati (es americani): dichiarazione su Unico e tassazione in base allo scaglione IRPEF


 
Tassazione Futures-Forex
Che cos'è il capital gain?

Se si compra un contratto a 100 e lo si rivende a 110, la differenza (110-100) costituisce una plusvalenza. Quando invece il prezzo di vendita è inferiore a quello di acquisto, si ha una perdita o minusvalenza.

Il capital gain è la differenza fra guadagni e perdite derivanti dalla compravendita di azioni o altri valori mobiliari. Su di esso grava l'imposta del 12.5% - introdotta col Decreto Legge 461/97, entrato in vigore il 01/07/98 - che va pagata secondo le modalità dei diversi regimi di risparmio.

Quali sono i regimi di risparmio?

I regimi previsti dalla legge sono tre: regime della dichiarazione, del risparmio amministrato, del risparmio gestito.

Nel regime della dichiarazione il cliente di una Banca o Sim provvede personalmente, sia a decidere gli investimenti sia a svolgere gli adempimenti fiscali. Chi lo sceglie deve riportare le plusvalenze o minusvalenze realizzate nella sua dichiarazione dei redditi.
Importante: le plusvalenze sono redditi a tassazione separata, che non confluiscono nel reddito complessivo. L'imposta del 12.5% è fissa e indipendente dall'ammontare del reddito.

Nel regime del risparmio amministrato il cliente provvede di persona agli investimenti, ma delega gli adempimenti fiscali alla Banca o Sim, la quale agisce quindi come "sostituto d'imposta".

Nel regime del risparmio gestito il cliente delega alla Banca o Sim sia l'attività di gestione del proprio capitale sia gli adempimenti fiscali relativi ai suoi investimenti.

Un investitore può essere titolare di più rapporti, servendosi di vari intermediari, e scegliere per ciascun rapporto il regime fiscale che preferisce, anche tra quelli intrattenuti con la stessa Banca o Sim.

Come e quando si paga l'imposta sulla plusvalenza?

Chi ha scelto il regime della dichiarazione riceve i proventi completi delle vendite di titoli, senza ritenute di imposta, e deve preoccuparsi di calcolare e indicare lui stesso nella dichiarazione dei redditi quanto versare allo Stato come imposta sul capital gain complessivo.

Per chi sceglie invece il regime del risparmio amministrato, è la Banca o Sim che preleva l'imposta dalle plusvalenze derivate dalle vendite di titoli, e la versa allo Stato con cadenza mensile.

A chi utilizza il regime del risparmio gestito, l'intermediario addebita l'imposta sulla plusvalenza complessiva a fine anno, valorizzando i titoli presenti in portafoglio al prezzo dell'ultimo giorno dell'anno.

Tale valorizzazione del portafoglio peculiare del risparmio gestito, produce di fatto un'imposta su un guadagno "virtuale", non ancora realizzato.
Per equiparare a tale trattamento fiscale anche gli altri regimi di risparmio, era stato introdotto un farraginoso meccanismo detto "equalizzatore", che è stato poi abrogato col Decreto Legge n. 350/01.


Come e quando si compensano le minusvalenze nei diversi regimi?

In tutti e tre i casi la minusvalenza accumulata nel periodo di imposta è compensabile solo nei quattro periodi d'imposta successivi. Se entro tale termine non sono state realizzate plusvalenze sufficienti a compensare la minusvalenza, il residuo va perduto.

Nel regime della dichiarazione il calcolo deve farlo l'investitore stesso, ricostruendo la movimentazione del suo portafoglio secondo il metodo LIFO (last in first out = l'ultimo a entrare è il primo a uscire). Va mantenuta evidenza di tutti gli acquisti e si compensano i risultati delle operazioni di vendita procedendo a ritroso, cioè considerando venduti per primi i titoli acquistati per ultimi.

Se alla fine dei conti ci si ritrova con una minusvalenza, la si può compensare con plusvalenze derivanti dalla chiusura di un rapporto amministrato o gestito, oppure "la si mette da parte" per dedurla dalle plusvalenze realizzate nei quattro anni successivi.

Nel regime amministrato l'intermediario calcola le plus/minusvalenze a ogni singola operazione di vendita conteggiando il costo col metodo del prezzo medio d'acquisto. Quando, detratte le eventuali precedenti perdite, risulta un utile, trattiene l'imposta del 12,5%; quando invece risulta una minusvalenza, la utilizzerà per compensare le plusvalenze successive, poiché quelle sulle quali ha già trattenuto l'imposta non rientrano più nel conto.

Nel regime gestito l'intermediario conteggia le plus/minusvalenze valutando il patrimonio ai prezzi di fine anno e confrontandolo con quello di inizio anno (depurando il calcolo, ovviamente, da prelievi e versamenti). Sulla differenza - detta "risultato di gestione" - se positiva, trattiene l'imposta del 12.5%.

In questi ultimi due casi, se a fine anno restano delle minusvalenze, la Banca o Sim le utilizzerà per compensare le plusvalenze realizzate entro il quarto anno successivo.

Se il contribuente ha scelto il regime della dichiarazione, la responsabilità dei calcoli grava su di lui, altrimenti sull'intermediario.


In sede di dichiarazione dei redditi, è possibile dedurre le minusvalenze dal reddito?

Le minusvalenze possono essere compensate esclusivamente con plusvalenze della stessa natura, cioè con guadagni su compravendite di titoli. In nessun caso possono essere dedotte da redditi di altra natura, ad esempio stipendi o affitti, e nemmeno dal reddito complessivo del contribuente.

Chi ha aperte più posizioni con diverse Banche e Sim, può compensare le minusvalenze di un rapporto con le plusvalenze di un altro?

La compensazione di minusvalenze e plusvalenze è normalmente possibile, in sede di dichiarazione dei redditi, solo tra posizioni in regime dichiarativo.

Le posizioni in regime amministrato o gestito hanno tutte un trattamento fiscale autonomo, con la sola eccezione della cessazione del rapporto di custodia titoli mediante la cessione di tutti i titoli posseduti e la chiusura del conto.

In questi casi l'intermediario rilascia un'apposita certificazione delle plus/minusvalenze o del "risultato di gestione" maturati nel corso del rapporto.

Disponendo di tale certificazione si possono riportare le minusvalenze nella dichiarazione dei redditi per compensare le plusvalenze derivanti da rapporti in regime dichiarativo.

Oppure si possono trasferire le perdite certificate di un rapporto amministrato o gestito in un altro rapporto amministrato e compensarle con eventuali plusvalenze successive. Non è invece possibile compensare le minusvalenze di un rapporto amministrato con le plusvalenze di un altro rapporto gestito.

Un'ultima opzione, anziché chiudere il rapporto "amministrato", è di richiedere semplicemente il passaggio al regime dichiarativo.
Così le minusvalenze certificate verranno indicate nella dichiarazione dei redditi e sarà possibile compensarle con le plusvalenze già maturate o successivamente ottenute in regime dichiarativo.

Chi decide di cambiare Banca o Sim può trasferire le minusvalenze del vecchio rapporto su quello nuovo?

Innanzitutto va ricordato che, se oltre ai soldi si trasferiscono anche dei titoli, il vecchio intermediario deve certificare il prezzo di carico originario dei titoli, in modo da consentire a quello nuovo di calcolare correttamente il capital gain.

Se invece ad esempio, anche per sveltire la pratica, si vende tutto e si trasferiscono solo liquidi, basta richiedere la certificazione della minusvalenza maturata. Consegnandola alla nuova Banca o Sim si potrà compensare le perdite pregresse con le plusvalenze successive.

Se infine si vogliono riunificare più rapporti soggetti a regimi fiscali diversi, si devono liquidare quelli in regime amministrato e gestito richiedendo le relative certificazioni. Sarà allora possibile compensare le minusvalenze nella dichiarazione dei redditi operando in regime dichiarativo.

E chi opera con due intermediari, con uno dei due rapporti in utile e l'altro in perdita, può fare qualcosa?

In regime amministrato la compensazione tra due rapporti è prevista solo se entrambi sono tenuti con la stessa Banca o Sim.
Ciascun intermediario, infatti, opera per conto proprio: quello con la posizione in attivo deve versare allo Stato l'imposta sulle plusvalenze che lui registra, mentre quello con la posizione in passivo si limita a registrare le minusvalenze in vista di una compensazione successiva.

Solo in caso di chiusura di un rapporto si possono utilizzare le minusvalenze certificate per compensare le plusvalenze ottenute successivamente con un diverso intermediario.

Se uno dei rapporti è in regime gestito, per compensare le minusvalenze occorrerebbe chiuderlo anche se si opera con un solo intermediario. La sua certificazione permetterà di compensare le plusvalenze di rapporti in regime dichiarativo o di altri rapporti amministrati intestati al contribuente.

Se opero con un intermediario estero su titoli esteri, devo pagare l'imposta sulla plusvalenza in Italia o all'estero?

Per chi ha residenza fiscale in Italia, le plusvalenze si considerano prodotte in Italia, indipendentemente dalla nazionalità dell'intermediario e della società che ha emesso le azioni.
La norma è l'art. 81 lett. c-bis) del Testo Unico delle Imposte sui Redditi, D.P.R. n. 917/86 e successive modifiche.

Dall'intermediario estero si riceve pertanto la plusvalenza al lordo dell'imposta, e occorre comportarsi secondo il regime della dichiarazione: richiedere e conservare la documentazione delle operazioni, calcolare la plusvalenza, indicarla sulla dichiarazione dei redditi, e infine versare l'imposta allo Stato italiano in sede di pagamento Irpef.

Inoltre, se nel periodo d'imposta l'ammontare complessivo dei propri investimenti esteri eccede i 20 milioni di lire, occorre compilare e allegare alla dichiarazione dei redditi il modulo per il "monitoraggio valutario" convertendo gli importi in valuta estera al cambio medio mensile (mentre per il calcolo del capital gain si utilizza il cambio del giorno di liquidazione delle operazioni).

Le plusvalenze dei residenti all'estero sono tassate in Italia?

Normalmente no.

A norma dell'art. 20 lett. f) punto 1 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi, D.P.R. n. 917/86 e successive modifiche, le plusvalenze realizzate da soggetti residenti all'estero derivanti da cessioni di azioni negoziate in mercati regolamentati non si considerano prodotte nel territorio dello Stato italiano, e dunque non sono tassabili in Italia ma nello Stato di residenza fiscale.

La stessa disciplina si applica alle plusvalenze derivanti da cessione di derivati o altri strumenti finanziari negoziati in mercati regolamentati, come stabilisce l'art. 20 lett. f) punto 3 del T.U.I.R.

Invece le operazioni che coinvolgono le cosiddette "partecipazioni qualificate" (con quote superiori al 2% del capitale in azioni ordinarie di una società) sono regolate diversamente.


E la tassazione sul Forex?

Per il mercato valutario le operazioni spot sono esenti da tassazione, mentre quelle con durata superiore a 6 giorni lavorativi siano soggette all'aliquota suddetta.

La tassazione incorre solo a a condizione che, nell'anno solare, la giacenza complessiva di tutti i depositi e conti correnti in valuta intrattenuti sia superiore a 51.645,69 euro per almeno 7 giorni lavorativi continui (DPR 22/12/1986 n.917 art.67,comma 1 lett. c-ter e comma1-ter).



Se ciò si verifica è necessario indicare nella dichiarazione le plusvalenze realizzate. La base imponibile è pari alla differenza tra il corrispettivo della cessione ed il costo della valuta, rappresentato dal cambio storico calcolato sulla base del criterio "LIFO", costo che deve essere da te documentato.
Agli effetti dell'applicazione del criterio LIFO si considerano cedute per prime le valute acquisite in data più recente. Qualora non sia possibile determinare il costo per mancanza di documentazione, si deve far riferimento al minore dei cambi mensili determinati con decreto del Ministero delle finanze nel periodo d'imposta in cui la plusvalenza è stata conseguita.

Le posizioni multiday senza delivery fisico della valuta comportano la chiusura della posizione e la sua riapertura automatica. Il controvalore relativo a queste posizioni non figura quindi come giacenza presente in forma continuativa sul conto corrente. Quindi c'è esenzione.


Le società ex art. 106 e 107 del TUB non sono sostituti d'imposta per i loro clienti; quindi rimane solo la dichiarazione del cliente. L'inteermediario è obbligato a rilasciare la certificazione dlle plusvalenze realizzate (art. 10 DL. 461/1997). L'Agenzia delle entrate non considera i guadagni sul Forex come redditi da capitale ( art.44 DL 12/12/03 n° 344,Tuir) ma come redditi diversi. Non è ammessa la deducibilità delle minusvalenze e dei differenziali negativi.














 

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Direttiva 2006/73/CE

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